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martedì 21 ottobre 2014

LILLI CARATI: ADDIO


E' SCOMPARSA l'attrice Lilli Carati, vero nome Ileana Caravati, all'età di 58 anni dopo una lunga malattia. Originaria di Varese, era diventata nota al grande pubblico tra la fine degli anni 70 e gli 80, grazie a una serie di film di genere e commedie sexy fortunate al botteghino. Un successo popolare che ha portato l'attrice, di carattere schivo e riservato come da lei descritto in varie interviste, verso il tunnel della tossicodipendenza. E successivamente, per un breve periodo, anche verso il mondo della pornografia, utilizzato come raccontava la stessa Carati come fonte di guadagno per sostenere i costi
delle sostanze. Durante l'arco della carriera, tra alti e bassi, due tentativi di suicidio e un arresti per droga. Poi la comunità, il percorso di disintossicazione e un inizio di rinascita artistica, anche in tv.


La vera carriera nello spettacolo di Lilli Carati inizia con il secondo posto a Miss Italia nel 1974 a Reggio Calabria. Prima, esperienze nel mondo della moda dopo la frequentazione di una scuola per indossatrici. Nel 74 il titolo della Carati è Miss Eleganza, ma la bellezza certo non manca. In giuria a Miss Italia c'era Franco Cristaldi, che la scrittura. Da quel momento inizia per l'attrice un percorso nei generi più in voga nel cinema italiano di quel periodo, quelli che oggi si definiscono "di culto". Con ruoli che spaziano tra il poliziottesco alla commedia, sempre con almeno un pizzico di sensualità.
I ruoli più noti sono quelli in Avere vent'anni di Cristaldi, insieme a Gloria Guida, interpretando con leggerezza la storia di una ragazza che sceglie la libertà successiva all'emancipazione, ma trova un mondo barbaro dominato dagli uomini. Un film travagliato sulle vite bruciate dei giovani di quel tempo, visivamente puro exploitation, molto violento nel montaggio iniziale e per questo ritirato dalle sale, e ridistribuito ampiamente tagliato e rieditato. Altro lavoro importante è Il corpo della ragassa di Pasquale Festa Campanile, dal romanzo di Gianni Brera. Con Festa Campanile Lilli Carati ebbe anche una relazione sentimentale.

Tra la fine degli anni 70 e gli 80, Lilli Caravati incontra la droga. E inizia un percorso infernale tra eroina e cocaina che la porta a ritirarsi dalle scene, anche dopo alcuni episodi rivelatori come l'apparizione in chiaro stato alterato in Rai a Tg L'Una nell'81. Parallelamente, l'attività cinematografica si sposta prima dal cinema popolare al soft core (Lilli Carati's dream), alcuni lavori con Joe D'Amato e poi al porno, con cinque film girati nell'arco di due anni. Ma l'inferno non finisce qui: c'è un arresto nel 1988, e subito dopo Lilli prova a togliersi la vita. Ci riprova un anno dopo, nel 1989, lanciandosi dall'alto della casa dei genitori, in cui aveva trovato un luogo di riparo dalla depressione. In quell'occasione l'attrice riporta fratture vertebrali che la lasceranno a letto per mesi. 

Dopo il percorso di disintossicazione, in cui aiuta anche altri tossicodipendenti in comunità a recuperare, Lilli Carati inizia a rinascere, anche artisticamente: torna in tv e nel 2012 le viene affidato il ruolo di protagonista in un thriller, le cui riprese vengono però interrotte per i problemi di salute dell'attrice. Un tumore al cervello per cui viene operata. Poi più nulla. Fino al giorno della scomparsa: Lilli Carati muore a cinquantotto anni vissuti come avendone per sempre venti. Con un'innocenza e una sincerità nello sguardo che nemmeno i momenti più bui hanno potuto oscurare. 

Fonte: www.repubblica.it 


Il ricordo di Lino Banfi: "La chiamavamo bambola di velluto"
Mi dispiace molto, me la ricordo bene. La chiamavamo la 'bambola di velluto', perché era piccolina, non tanto alta, ma molto bella. Aveva un corpo fatto bene, era proporzionata, molto sensuale". Lino Banfi ricorda così Lilli Carati con cui ha recitato negli anni '70, quelli del boom della commedia all'italiana. Ne 'La compagna di banco' del 1977 di Mariano Laurenti, con, oltre a Banfi, Alvaro Vitali e Gianfranco D'Angelo, l'attrice interpretò la figlia di un industriale che si trasferiva a Trani e si iscriveva all'ultimo anno di liceo diventando il sogno erotico di tutti i ragazzi della scuola.

"Quando recitavamo assieme - ricorda l'attore pugliese -, lei era giovanissima, mentre io ero tra i trenta e i quaranta. Non era solo bella, ma era una delle poche attrici brave di allora. Molte delle ragazze che interpretavano quei ruoli erano straniere, erano brave, ma dovevano combattere con la lingua. Ognuna aveva un tipo di sensualità diversa. Lei parlava bene, era molto sveglia. Credo fosse anche colta, perché si esprimeva in modo corretto, dimostrava una certa cultura".
"Era da tempo che non la vedevo - continua Banfi -. Non avevo più notizie di lei, anche perché si era ritirata, credo non recitasse più. Di diverse attrici di quegli anni ho perso le tracce: non ho più notizie ad esempio di Nadia Cassini e mi hanno detto che è in brutte condizioni finanziarie. Mi piacerebbe avere notizie di Anna Maria Rizzoli.
Tra tutte continuo ad avere rapporti solo con Barbara Bouchet, che sta bene e è una bella donna, ed Edwige Fenech. Con lei ho fatto più film che con tutte le altre e ci sentiamo ogni tanto". "Ricordo quegli anni con tanto effetto - dice ancora -. C'era rispetto e delicatezza. Avevo il compito di dire sempre: 'sono arrapeto, sono ingrifeto', toccavo qua, toccavo là, ma si faceva sempre tutto con educazione e delicatezza. Forse per questo mi hanno sempre voluto tutti bene. Anche da giovane, quando ero magro, non sono mai stato abbastanza bello da fare innamorare una di queste attrici bellissime, ma mi hanno tutte portato rispetto".

Fonte: www.ansa.it