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mercoledì 11 febbraio 2015

MIGLIO: UN CEREALE BUONISSIMO!

Presumibilmente originario della Cina, il miglio (Panicum miliaceum) è una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle graminacee, conosciuta in Europa sin dall’antichità e oggi coltivata prevalentemente in Africa e in Asia, dove è un alimento base della dieta.
Considerato un cereale minore perché meno coltivato e consumato rispetto ai più noti grano, riso e mais, nel Vecchio Continente trovò larga diffusione soprattutto in età medioevale, ma perse poi gradualmente importanza, tanto da esser utilizzato soprattutto per l’alimentazione di uccelli e pollame. Il sempre maggior successo della dieta vegetariana pare però aver riportato sulla breccia questo antichissimo cereale, di cui sono oggi particolarmente apprezzate le innumerevoli proprietà
benefiche.
Dal punto di vista botanico, il miglio presenta fusti (culmi) eretti, robusti e nodosi (altezza media 50-150 cm), foglie verdi larghe e vellutate, con guaine pelose a livello dei nodi, infiorescenze riunite in pannocchie a lunga ramificazione e disordinate, e infine frutti che sono cariossidi sferiche o globose, piccole (1-2 mm di diametro), lucide e di vario colore, dal bianco-giallognolo al brunastro quasi nero.
Questa pianta presenta un ciclo colturale piuttosto breve (3-4 mesi), predilige le alte temperature e resiste bene alla siccità, mentre non è assolutamente adatta ai climi freddi e troppo piovosi. La semina avviene a fine primavera-inizio estate e la resa in granella è pari a 10-20 quintali per ettaro. In alcuni casi la coltura del miglio viene impiegata anche come secondo raccolto dopo il grano, al fine di ricavarne foraggio per il bestiame. La varietà più comune in Italia e in Europa è il miglio bianco (Panicum miliaceum album), ma ne esistono molte altre, diffuse in aree caldo-aride.

 Presumibilmente originario della Cina, il miglio (Panicum miliaceum) è una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle graminacee, conosciuta in Europa sin dall’antichità e oggi coltivata prevalentemente in Africa e in Asia, dove è un alimento base della dieta.
Considerato un cereale minore perché meno coltivato e consumato rispetto ai più noti grano, riso e mais, nel Vecchio Continente trovò larga diffusione soprattutto in età medioevale, ma perse poi gradualmente importanza, tanto da esser utilizzato soprattutto per l’alimentazione di uccelli e pollame. Il sempre maggior successo della dieta vegetariana pare però aver riportato sulla breccia questo antichissimo cereale, di cui sono oggi particolarmente apprezzate le innumerevoli proprietà benefiche.
Dal punto di vista botanico, il miglio presenta fusti (culmi) eretti, robusti e nodosi (altezza media 50-150 cm), foglie verdi larghe e vellutate, con guaine pelose a livello dei nodi, infiorescenze riunite in pannocchie a lunga ramificazione e disordinate, e infine frutti che sono cariossidi sferiche o globose, piccole (1-2 mm di diametro), lucide e di vario colore, dal bianco-giallognolo al brunastro quasi nero.
Questa pianta presenta un ciclo colturale piuttosto breve (3-4 mesi), predilige le alte temperature e resiste bene alla siccità, mentre non è assolutamente adatta ai climi freddi e troppo piovosi. La semina avviene a fine primavera-inizio estate e la resa in granella è pari a 10-20 quintali per ettaro. In alcuni casi la coltura del miglio viene impiegata anche come secondo raccolto dopo il grano, al fine di ricavarne foraggio per il bestiame. La varietà più comune in Italia e in Europa è il miglio bianco (Panicum miliaceum album), ma ne esistono molte altre, diffuse in aree caldo-aride.

In commercio lo ritroviamo in piccoli chicchi già decorticati – ossia privati del rivestimento non edibile – ideali per la preparazione di crocchette, zuppe e sformati, nonché in fiocchi, perfetti per la colazione e le minestrine dei bambini, e in farina, che costituisce la base gustosa per numerose ricette vegetariane. Per la sua preparazione, non necessita di ammollo ma deve esser sciacquato accuratamente con un colino, prima di esser brevemente tostato nell’olio e poi portato ad ebollizione con aggiunta di acqua (la giusta proporzione in volume tra i due componenti è di uno a tre) e condito a piacimento. Una porzione di 100 grammi apporta 360 Kcal.
Vi starete però chiedendo perché consigliamo il consumo di questo cereale. Ebbene, il miglio non è solo un’ottima fonte di carboidrati, ma è ricco anche di proteine vegetali, sali minerali (ferro, potassio, calcio, magnesio, zinco, fosforo ecc.) e vitamine A e B. Inoltre è privo di glutine e risulta adatto anche per l’alimentazione dei celiaci.
Le sue proprietà benefiche sono quindi innumerevoli. Essendo uno dei cereali più ricchi di sali minerali, si configura come un ottimo energizzante e ricostituente, particolarmente indicato nei casi di stress, affaticamento fisico o mentale, astenia, convalescenza, gravidanza e allattamento.
Facilmente digeribile, contrasta l’acidità di stomaco e promuove la salute intestinale, migliorando anche le funzioni di milza e pancreas.

L’alto contenuto vitaminico e la ricchezza in acido silicico contribuiscono poi a combattere l’osteoporosi, a rafforzare e tenere in salute tutti i tessuti connettivi (ciglia, capelli, denti e unghie), nonché a migliorare in generale le condizioni della pelle, stimolando la produzione di collagene.
Un consumo regolare di questo alimento giova quindi a mantenere l’elasticità e il vigore di tutto l’apparato osteo-articolare, rivelandosi un vero toccasana per le unghie fragili e sfaldate, così come per i capelli sfibrati e soggetti a caduta. In questi casi si potrà ricorrere anche a integratori specifici contenenti estratti concentrati di miglio, che conferiranno maggior robustezza e vitalità sia alle unghie che ai capelli.
Non pensate però che i benefici del miglio siano finiti qui. Se il buon contenuto di grassi insaturi (serie omega-3 e 6) contribuisce al benessere del sistema cardiovascolare, il suo apporto di ferro può aiutare i soggetti anemici, mentre la ricchezza in triptofano tende a favorire una condizione generale di buon umore, poiché quest’ultimo è un amminoacido essenziale che contribuisce alla sintesi della serotonina, ossia l’“ormone della felicità”.
Non da ultimo, il consumo di questo cereale è indicato per i soggetti colpiti dalla candidosi, un’infezione che attacca le mucose della bocca e della vagina, poiché aiuta a sconfiggere la micosi.
Per completare la varietà dei suoi impieghi, ricordiamo pure che dai residui di brillatura del miglio si ottiene un olio variamente utilizzato per l’industria, mentre in Asia le cariossidi vengono lavorate per la produzione di bevande fermentate, diffuse in minor misura anche nei Paesi occidentali.

Fonte: www.eticamente.net