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venerdì 19 aprile 2013

INTERVISTA A MARIANO TUFANO, COSTUMISTA

In molti si sono lasciati rapire, cullare, incantare da un'opera scintillante e poetica come «Nuovomondo» di Emanuele Crialese. Ma non tutti forse sanno che quelle 6.000 comparse, oltre ai numerosissimi attori, furono vestiti dal costumista Mariano Tufano, il quale nel 2007 venne insignito del David di Donatello per questo inestimabile e mastodontico lavoro. Nella carriera di Mariano, nato a Napoli ma poi trasferitosi a Roma, si scorgono collaborazioni che contano in produzioni come «L'importanza dichiamarsi Ernest», «La passione di Cristo», «Into paradiso», «Una vita tranquilla» di Cupellini e «Razzabastarda», nelle sale da ieri mercoledì 18 aprile e presentato in anteprima al BA filmfestival. Questa pellicola rappresenta l'esordio dietro la macchina da presa di Alessandro Gassman e tratta del
delicatissimo tema della presenza delle etnie rom nel nostro Paese.
Lo abbiamo raggiunto per una veloce ma piacevole chiacchierata mercoledì 18 aprile al BA.
Questa sera verrò volentieri a vedere «Razzabastarda»; mi incuriosisce che Alessandro Gassman si dia alla regia e soprattutto in un genere tanto dirompente, come si respira dal trailer.
E' il primo film che faccio con Alessandro, che ha voluto da subito lavorare in bianco e nero in controtendenza, quando sia i distributori che i produttori lo volevano a colori invece. Abbiamo agito su una sorta di iperrealismo, estremizzando le caratteristiche dei personaggi. Il montaggio è molto serrato per rendere tutto più agile e veloce e Alessandro mi ha dato direttive fortissime all'interno delle quali ho però potuto essere libero. Sono state fatte delle scelte di casting perfette, il che mi ha molto aiutato; abbiamo girato a Latina facendo poi lo scouting delle locations insieme per capire l'ambiente di vita dei personaggi. Alessandro è ingrassato 10 chili per incarnare meglio questo rom, mise protesi dentarie per rendersi ancora più credibile. Nel film questo straniero è in Italia da tanti e si scontra con un figlio che è italiano e rinnega le sue origini.
Nel cast c'è anche Michele Placido.
Sì, fa una sorta di avvocato che viene dal sud e si è riscattato con un ruolo in società e in qualche modo aiuta i protagonisti. La sua partecipazione si è molto sentita: lui è un attore straordinario e poi anche parecchio divertente e buffo.
Tra le numerose esperienze che ti hanno visto protagonista quali ricordi con maggiore trasporto?
A 30 anni andai a Roma venendo dal teatro lirico; cominciai come assistente nel cinema americano e nel 1996 incontrai Emanuele Crialese con cui girai «Nuovomondo» con la vittoria del David. Poi ho lavorato in Germania ma anche in Italia in produzioni molto diverse, da quelle più patinate ad altre più asciutte.
E' la prima volta che mi capita di parlare con un costumista; cosa puoi dirmi del tuo lavoro?
E' una figura che opera dietro le quinte; con registi e soprattutto attori insisto molto sulla costruzione del personaggio. La gente non ci si sofferma troppo, ma in realtà ogni individuo si esprime con il proprio abbigliamento, con le misure dei capi e nel modo in cui li porta. Con i film in costume c'è tutto un affascinante e a volte complicato lavoro di conoscenza e documentazione; devi ritrarre i tempi in cui si svolgono le vicende. Al costumista è affidata poi la gestione di tutto il girato, ovvero di tutto il reparto che concorre alla parte dei costumi. Con «Nuovomondo» ad esempio avevo sotto di me uno staff 40 persone, 6.500 comparse e 150 attori.